mercoledì 5 maggio 2010

Inversione - Con il contributo di Massimiliano Zulli

Ringrazio ancora Massimiliano Zulli per il contributo.

Questa è una versione del post precedente da lui rimaneggiata. Altri suoi (capo)lavori si posson trovare su UomoMordeCane.

"Le cose debbono sempre andare allo stesso modo".
Ma chi l'ha detto?
A pensarci, nessuno. O, se l'ha fatto, nessuno di importante.
Giro su Facebook... Già, Facebook.
La gente si lamenta: il mi(s)tico "pisello volante" di cui sospettavano solo l'esistenza, rimbalzando contro un muro ed un pavimento, alla fine è davvero finito in mezzo alle loro chiappe.
Ma...
Era davvero difficile pensare potesse accadere? Vogliamo negare a tutti i costi che gli eventi che ci capitano ogni giorno non siano a loro modo prevedibili?
C'è chi addirittura ipotizza che le cose capitino perché noi ce le attiriamo addosso: avete presente "My name is Earl"? E' la storia di uno che crea casini ad altra gente. E più ne combina, più questi gli si ritorcono contro. Karma. Senza Cameleon.
Un'interrogazione, un incidente, un tradimento; E se ci cadessero addosso solo perché ci concentriamo tanto sul pensiero (sulla paura) che questi arrivino, fino ad esserne causa noi stessi?

Ma se invece.
A me piacciono gli "invece".
Se un giorno, invece, semplicemente, nulla accadesse? Se ci fossero tutte le premesse per il crollo dell'Everest, e questo si muovesse di qualche metro per poi semplicemente riassestarsi contro le leggi della fisica, come un bambino annoiato in classe che scivola col sedere sopra la sedia, sprofondando pian piano sotto al banco?
Questa cazzo di entropia. Vogliamo parlarne? No, ma s'è capito, dai.

Se fosse per la nostra volontà, che il singhiozzo si fermi, che il nostro cuore batta, che l'Everest non si muova?

Il singhiozzo - tra l'altro - si può fermare facilmente con un po' di esercizio. Ci riuscirebbe una scimmia. Evoluta, certo. Un uomo insomma.

Inizierò a tenere l'ombrello sotto la giacca. Per gratitudine, per sportività: un po' per uno.

E magari riuscirò a causarmi un infarto.

O perdonare la vita.

martedì 4 maggio 2010

Inversione (Post originale)

Chi ha mai detto che le cose debbano sempre andare allo stesso modo?
In effetti nessuno. Anche solo girando su Facebook un paio di minuti possiamo notare come la gente si lamenti del fatto che il mistico pisello volante di cui sospettavano solo l'esistenza, rimbalzando contro un muro ed un pavimento, sia finito in mezzo alle loro chiappe.

Ma...

Era davvero insospettabile che potesse accadere? Vogliamo negare a tutti i costi che gli eventi che ci capitano ogni giorno non siano a loro modo, quale più e quale meno, prevedibili?
C'è chi addirittura ipotizza che le cose capitino perché noi ce le attiriamo addosso: un'interrogazione, un incidente, un tradimento; che capitino solo perché ci concentriamo tanto sul pensiero (sulla paura) che questi arrivino, da esserne causa noi stessi?

Ma se invece un giorno semplicemente nulla accadesse? Che ci fossero tutte le premesse per il crollo dell'Everest, e questo si muovesse di qualche metro per poi semplicemente riassestarsi contro le leggi della fisica, come un bambino annoiato in classe che scivola col sedere sopra la sedia, sprofondando pian piano sotto al banco?

Se fosse per la nostra volontà, che il singhiozzo si fermasse, che il nostro cuore battesse, che l'Everest non si fosse mosso?

Il singhiozzo si può fermare facilmente con un po' di esercizio.

Inizierò a tenere l'ombrello sotto la giacca. Per gratitudine, per sportività: un po' per uno.

E magari riuscirò a causarmi un infarto, o perdonare la vita.