Sabato, quarta e ultima ora di scuola, educazione fisica.
Sono nel campetto dell'oratorio dietro la scuola, seduto sul mio cappotto che mi separa dall'infelice scelta di tubi di ferro plasmati a panchina e verniciati di un giallo ormai sporco.
Il mio sguardo sì perde alla mia sinistra, in direzione del campo da basket dove qualcuno cerca di giocare contro il vento usando una palla da volley. La luce solare mi attraversa di sbieco le cornee, cancellando la vista in una foschia quasi dorata.
Cuffie sulle orecchie, suona Suicide by Stars, dei God is an Astronaut.
Inizio a scrivere, e l'ispirazione scema.
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